È morta Virginia Splendore
Virginia Splendore, la più importante stick player italiana, è stata trovata nella sua auto davanti alla sua casa di Casaprota, con una ferita di arma da taglio alla gola. Un tubo di gomma portava i gas di scarico della sua macchina dentro l’abitacolo. Seminati dappertutto, i farmaci antidepressivi di cui faceva uso da tempo.
C’ero stato, in quella casa. Una sorta di chalet alla Tolkien, tra sogno e realtà, assolutamente immerso nel bosco e difficile da raggiungere anche in auto, con una grotta (vera) al posto della cantina e una stanza piena di bassi, di amplificatori e dei suoi amati stick.
Virginia aveva 46 anni e aveva portato la cultura dello stick in Italia dopo esserne rimasta profondamente impressionata da un’esibizione di Jim Lampi al SIM di Milano del 1985. Era diventata l’unico stick master certificato in Italia e aveva fatto conoscere questo strumento a tanti ragazzi. Forse molti dei 3cento utenti stick italiani sono arrivati al proprio strumento grazie a lei.
Virginia era una persona schiva, in qualche modo difficile, ma con una forte personalità. Si definiva passionale, timida e con un grande bisogno di comunicare attraverso la musica.

Lo stickista – diceva − è una persona umile e molto schiva: siamo sempre intimiditi, al punto da non guardare le persone negli occhi.
La musica per me – continuava − è lite, amore, odio e amare continuo. Se non la sto suonando comunque sta dentro la mia testa, è tormento ed estasi. Il tormento e l’estasi dell’artista io me lo vivo tutto quanto ogni istante.
Aveva suonato con grandi musicisti: tra gli altri Tony Levin, Jim Lampi, Trey Gunn. L’ultimo progetto su cui aveva lavorato era una turnée con Irene Orleansky, una stickista israeliana, e Michael Manring. Aveva un suo gruppo, SplendoRe, in cui suonava con altri due stick player (di cui uno copriva le parti di batteria in MIDI) e un clarinettista.
Vorrei ricordarla com'è nella foto, mente sorride apparentemente felice e imbraccia uno degli splendidi bassi di Giulio Vecchini, il suo liutaio di fiducia. Ripeteva che chi muore per droga è un gran deficiente, perché si è sprecato per nulla. Chissà quale ossessione l’ha portata alla morte, in quell’angolo di paradiso.