Recentemente abbiamo proposto una lezione nella quale ci siamo sforzati di studiare la scala blues incastonandola all’interno di precisi pattern ritmici. Lo sforzo era quello di utilizzare il colore caratteristico della blue note all’interno di studi ritmico/melodici più moderni, fluidi e lineari quasi sassofonistici.
E ora, fatta la necessaria pratica, estrapoliamo tre gustose frasette da mettere subito in pratica;
affiancate ai soliti lick singhiozzanti e nervosi tipici del blues potranno portare linfa nuova e ritrovato vigore a un fraseggio pentatonico che alla lunga rischia di ripetersi sempre.
Il primo lick e caratterizzato da una serie di piccoli accorgimenti tecnici e di diteggiatura volti a far suonare la parte più fluida e morbida possibile.
In primo luogo si osservino le sigle “m” nelle tab che indicano l’utilizzo del dito medio della mano destra al posto del plettro. Questo approccio esecutivo garantisce un incedere più vellutato al playing rispetto al tocco più aggressivo e incisivo del plettro; oltre a ciò rende molto più agevole il piccolo barrè presente al settimo tasto tra le corde di D e G.
Infine attenzione all’apertura della frase che sfrutta l’utilizzo della corda di D a vuoto e permette di spalmare tre note su una sola corda con una fluida legatura.



La seconda frase si sviluppa sulla base del più noto box pentatonico. L’idea è quella di prendere la stessa blue note su due corde differenti: all’ottavo tasto sulla corda di G e al quarto su quella di B.
Anche in questo caso l’obbiettivo è suonare nella maniera più fluida possibile. Per tanto le pennate sono centellinate con gran parsimonia e il lavoro principale è affidato a un solido lavoro di legato.


Presa  confidenza con la diteggiatura, ripensiamo in velocità questa frase e accartocciamo i tre gruppi da quattro sedicesimi che compongono il lick in due sestine. Ne uscirà un inatteso ma sfizioso fraseggio quasi shred!



L’ultimo lick è costruito sullo stesso frammento di pentatonica del primo esempio. Semplicemente è spostato, identico, un’ottava più alta.


Capita bene la diteggiatura trasformiamo queste due diteggiature in un unico e incalzate fraseggio. Fatta eccezione per l’inizio molto deciso e scandito da tre decise pennate alternate, il resto del lick è gran parte costruito in legato. L’insidia principale è rappresentata dallo slide che dal settimo tasto ci fa scivolare al quinto. Attenzione a non accelerare e concentratevi a non interrompere la scansione ritmica in sestine. 
Un fraseggio che unisce idealmente il Gary Moore più irruento al Richie Kotzen più bluesy e mansueto.



Al solito la backing track per provare le frasi e improvvisare.
Buon divertimento.