Ciao a tutti e bentrovati in 90’s Super Rock, la rubrica didattica per batteristi dedicata all'alternative rock degli anni 90, in cui si impara a suonare le canzoni più forti di quel periodo!
Oggi ci occupiamo di un brano a dir poco devastante e tratto da uno dei dischi più innovativi e importanti di quel decennio: si tratta di “Killing in The Name” dei Rage Against The Machine, tratto dal loro omonimo album pubblicato nel 1992 senz'altro tra i miei dischi preferiti in assoluto.
La band esordisce con questo capolavoro e propone un sound crudo e potente, ricco di groove e cambi di tempo, guidati dall’estroso e carismatico frontman Zack De La Rocha.
All’ascolto appaiono subito evidenti, e magistralmente miscelati tra loro, elementi di metal, funky e hip-hop che creano un sound unico; sound che resterà una pietra miliare del crossover e uno standard ancora attuale, nonostante i vent’anni di distanza.
Le parti vocali di matrice rap/hip hop sono delle vere e proprie grida di denuncia sociale, mentre la chitarra di Tom Morello gioca fra riff distorti, assolo rumoreggianti fatti di noise, whammy pedal, scratch.
La sezione ritmica è composta da Tim Commerford al basso e Brad Wilk alla batteria; i due forniscono una granitica e minacciosa piattaforma sui cui poggiano le più svariate idee stilistiche.

Killing In The Name è uno dei brani più potenti e significativi non solo di questo disco, ma di tutta la loro discografia; questa canzone è basata tutta su un groove feroce e pesante che necessita della massima attenzione nella coordinazione
per poter essere eseguito al meglio e con la stessa violenta efficacia. Gli spunti didattici a cui prestare attenzione in questa lezione sono cordinazione, groove, precisione. Insomma: niente fronzoli. Solo voglia di spaccare la faccia!
Killing In The Name presenta, come detto, frequenti cambi di tempo e di metrica che rappresentano l’insidia principale dell’esecuzione; dopo un intro funky in 4/4 il brano prende una piega ritmica diversa, rallentando e sfociando in un riff aggressivo e distorto. Successivamente la band esegue degli stacchi in shuffle feel all’unisono sui seguenti accenti.

E’ dallo shuffle che il batterista costruisce sulla seconda parte degli stacchi che prendiamo spunto per la lezione di oggi.
Molto spesso ho sentito suonare questa parte in modo binario da diversi batteristi. E’ invece importantissimo eseguire questo groove in shuffle per centrarne il giusto respiro ritmico. Vi trascrivo sotto le due parti, quella binaria prima e quella ternaria dopo, in modo che possiate sentirne la differenza mentre la suonate. Questo lavoro ci fornisce un incentivo a migliorare la nostra coordinazione sul set, trasformando la parte da binaria a ternaria. Più lenti proverete questi due groove, più riuscirete a percepirne la differenza. Man mano che accelererete, invece, noterete quanto queste due parti distinte, tenderanno ad assomigliarsi sempre di più.
Vediamo quindi il groove binario...

E ora proviamo il groove in shuffle ternario...

Per rimanere fedeli all’originale, suonate la parte tenendo gli ottavi con il piede sinistro sul charleston e rimanete piuttosto leggeri nel portamento shuffle sul rullante.
E’ importante poi suonare la rullata finale in sestine: la dinamica dovrà essere uguale e forte, nota per nota.
A breve andremo ad analizzare alla il groove della parte centrale successiva agli stacchi.
Buon divertimento!

Figata! ...
live sound engineer
mix engineer
www.gabrielegritti.com
Esaltante!... una delle band più ...
una delle band più violente e potenti!
Gran bella lezione!