Ogni tonalità è caratterizzata da un determinato numero di alterazioni. Fatta eccezione per il C che non ne ha, tutte le altre tonalità contengono delle note alterate o da diesis (#) o da bemolli (b); conoscere queste alterazioni ci permette di definire in che tonalità siamo. Per esempio, la presenza di un F# e un C# ci indica che siamo in tonalità di D; la presenza di un Bb ci dice siamo in tonalità di F.
Si può quindi operare una distinzione tra le tonalità indicate dai diesis e quelle dai bemolli.
Attraverso la semplice formula del Circolo delle Quarte abbiamo la possibilità di sapere istantaneamente in quale tonalità ci troviamo tra quelle contenenti alterazioni con i bemolli.
Questo ci permette, per esempio, di inquadrare con rapidità quali scale utilizzare per l'improvvisazione, oppure se ci stiamo dedicando alla composizione, possiamo risalire con facilità agli accordi diatonici (cioè della tonalità) da poter utilizzare come naturale appoggio e sostegno della melodia.
È quindi fondamentale memorizzare la sequenza per intervalli di quarta giusta (intervalli equivalenti alla distanza di due toni e mezzo) che si sviluppa partendo dalla nota C come segue:
C F Bb Eb Ab Db Gb Cb.
Lo stesso ordine che, nella sua lezione, Andy Timmons utilizzava per passare da una scala maggiore all’altra.
C maggiore non contiene alterazioni; la tonalità di F contiene un’alterazione che è la nota successiva di questa sequenza, cioè Bb. La tonalità di Bb, a sua volta, avrà alterata oltre a se stessa la nota successiva, il Eb. Quest’ultima, in modo analogo ai precedenti, se considerata come tonalità conterrà il Bb, se stessa e – rispettando lo stesso ordine – il successivo Ab.
Questo processo prosegue mantenendo la stessa logica. Conviene quindi memorizzare il seguente schema.

Un altro sistema interessante per studiare le scale è quello di sfruttare i cinque modelli che vi propongo. Ho pensato di proposito a questo tipo di diteggiature perche assolutamente complementari a quelle suggerite da Andy Timmons. Andy propone diteggiature moderne, rigorosamente sviluppate a tre note per corda che agevolano il carattere meccanico dell’esecuzione, favoriscono simmetrie gestuali e conseguente velocità. Viceversa, i pattern che vi propongono prevedono un’alternanza tra due e tre note per corda: favoriscono un playing più agevole per la mano sinistra e stimolano un fraseggio più stretto e funzionale alla commistione con arpeggi e pentatoniche. Sono perfetti per blues, jazz e generi più tradizionali e senz’altro meno traumatici per chi sta muovendo i primi passi fuori dalla scala pentatonica.





Raccomando la memorizzazione delle singole diteggiature prima di procedere allo studio intero che utilizza il Circolo delle Quarte. E’ bene iniziare con un allenamento in ottavi suonati molto lenti: grazie alla velocità ridotta è facile verificare costantemente coordinazione e pulizia d'esecuzione.

Notate come i modelli sovrapposti nella stessa zona sulla tastiera (chiamata area) si ripetono ciclicamente, uguali nella diteggiatura ma spostati di un semitono ogni volta, secondo una sequenza di intervalli di quarta giusta.
Per sviluppare il controllo del ritmo, dopo aver praticato ogni modello in duine di ottavi, ci si potrà esercitare in terzine d’ottavi e quindi in quartine di sedicesimi.
Visualizzare tutti i modelli nella stessa area, offre il vantaggio di non dover saltare da una parte all’altra del manico quando ci si trova, per esempio, di fronte a cambi di tonalità (modulazioni) molto veloci, oppure quando si vuole conferire diverse sonorità al fraseggio, suonando sui cambi d’accordo.

Dove sta la differenza con il circolo delle quinte?
C (senza alterazioni)
# (G-D-A-E-B-F#-C#)
b (F-Bb-Eb-Ab-Db-Gb-Cb)
circolo delle quinte !
la differenza sostanziale, stà nel fatto che il circolo delle quinte, lo puoi utilizzare per calcolare le alterazioni, considerando i #.
in pratica la sequenza C G D A E B F# C# è la stessa del circolo delle quarte, semplicemente utilizzata al contrario, inoltre scendere di una quarta, è come risalire di una quinta e viceversa, si arriva sempre alla stessa nota se sali di una quarta da C arrivi a F, se scendi di una quinta, arrivi sempre a F.
In sintesi, sono come due formule, (poi in realtà è una, ma letta in due sensi) che organizzano numericamente in progressione il numero di alterazioni, una rapida occhiata al pentagramma, ad esempio con 4# e puoi facilmente risalire alla tonalità di Emag.
G 1# D 2# A 3# ecc ecc mentre F 1b Bb 2b Eb 3b ecc ecc.
In pratica quando vedi bemolli,utilizzi la sequenza per quarte in una direzione, mentre quando vedi # lo utilizzi nell'altra.
Buona teoria
PaoloAnx
JazzRock
.......... vorrei solo aggiungere che ...
Niao
Love is not Music,
Music is the best.
VERO!
d'altra parte mi riesce più facile lavorare con # che con b
saluti
Plastic
Ciao Paolo,
Grazie ancora
Pier
sorry...
Ciao
Pier
una domanda...
Plastic
in teoria... ma nella pratica !?
secondo la teoria diatonica si, poi in realta, i modi e la superimosizione, introducendo tensioni e note estranee alla tonalità, posso permettere di superare, quella che potrebbe essere vista come una restrizione.
Lo studio, la pratica e l'ascolto, portano con il tempo i grandi risultati per padroneggiare tanti colori differenti !
E' fondamentale come ottima base, padroneggiare maggiore e minore diatonici, come regola prima di piegare la melodia ai voleri più ecclettici, è molto importante sapersi organizzare semplici ma efficaci fraseggi consonanti.
concludendo, F# e C# in chiave indicano che il brano è in D mag, ma poi ad esempio la composizione è in realtà modale, con omissione di una o più alterazioni.
ES D misolidio, che quindi metterà lungo il brano il simbolo del bequadro, per ottenere la nota C naturale.
NB La modalità, non si espime mai nell'armatura in chiave, che specifica sempre la tonalità mag per # o per b mentre la relativa minore la si può dedurre dall'analisi armonica.
Buona teoria !
PaoloAnx
JazzRock