Esercitarsi con un suono scarno, essenziale o addirittura pulito.
E’ generalmente la scelta di chi è più coinvolto nel chitarrismo solista e nello studio della tecnica. Un suono del genere è spietato, e in fase di studio evidenzia in modo implacabile ogni imprecisione, calo di dinamica, erronea impugnatura del plettro. Aiuta a cercare di ricavare semplicemente dal proprio tocco ogni sfumatura dinamica e di colore non preventivando alla base alcun effetto.
Tale suono può essere o semplicemente un clean; o un leggerissimo crunch ottenuto - su un suono distorto di partenza - abbassando il volume fino a un soffio dal minimo,
Quest’ultima soluzione è probabilmente preferibile a un suono totalmente pulito che negli esercizi più veloci tende comunque a comprimere e rendere ovattata l’esecuzione e ci nega la percezione esatta di come stiamo suonando. Per esempio, sugli studi veloci in legato o sweep picking - eseguiti a un volume basso come può essere quello con cui si studia - il suono completamente pulito fa sì che l’attacco del plettro, la percussione delle corde e della dita sulla tastiera sovrastino quello effettivo del suonato. Avremo così l’illusione di compiere esecuzioni alla Al Di Meola che ci riserveranno però amare sorprese quando si tornerà al proprio suono. Vice versa, un crunch ottenuto come descritto sopra, è un suono ricchissimo di presence, vetroso che scandisce in maniera inequivocabile tutto quello che facciamo. Ma soprattutto è un suono con una dinamica strepitosa che ci aiuterà a lavorare sul tocco: diventerà infatti clean se suoneremo in maniera gentile o distorto se pesteremo più forte.
PRO: per sonorità come queste, micro amplificatori e piccoli combo sono perfetti. Garantisco volumi bassi che ci permettono di suonare per ore senza affaticarci le orecchie o creare problemi coi vicini e familiari. In più non sono ingombranti e ci permettono di crearci dei piccoli angoli di studio fissi, tra mansarde e cantine, che conciliano la routine di studio.
Studiare con questo suono aiuta a passare sotto la lente ogni micro imperfezione del nostro playing. Aiuta a sviluppare una tecnica cristallina e ci lascia l’effettiva consapevolezza del nostro livello. Non richiedendo nient'altro che un jack per attaccarci ci aiuta a concentrarci senza distrazioni date dall'alimentazione, regolazione e collegamento di altri pedali. Il pannello di Eq ridotto al minimo offre subito il suono base senza farci perdere tempo in esperimenti e ricerche.

Pur nelle dimensioni e nella potenza ridotta un amplificatore combo rappresenta sempre un ottimo compagno per studio ed esercizi.
CONTRO: superata la difficoltà iniziale di una sonorità così cruda piano, piano ci si adagerà su questa essenzialità. Ritornare al suono vero del palco e delle sala prove potrà essere traumatico. Lavorando ogni giorno con un suono asciutto quando ci attaccheremo all’ampli della sala prove con tutta la catena degli effetti verremo soverchiati in primo luogo dal volume; affioreranno tutti quei rumori che nei volumi contenuti dell’esercizio non sentiamo (l’attacco del plettro, delle dita e i glissati…) con il risultato garantito di inibirci. Abituati a maneggiare con scioltezza la chitarra saremo spiazzati nell’essere ora a continuo rischio feedback. La distorsione e gli effetti da una parte ci sembreranno un mostro magmatico da gestire, dall’altra ci irriteranno perché toglieranno la percezione chiara di quello che suoniamo e a cui ci siamo abituati.

e la signorina sul combetto marshall????
grazie per l'articolo proposto
direi che è un gran bel consiglio sul suono quello dato, e proverò ad usarlo più spesso!
inoltre aggiungo che ci sono anche esercizi/sperimentazioni sul suono stesso e gli effetti, anch'esse sono importanti e se qualcuno scrivesse a riguardo un articoletto sarebbe ottimo.
questo discorso è lungo e laborioso... ottimizzare i suoni, gli effetti usati, e abbinare il tutto con il tocco e le dinamiche di volta in volta...
spero che da qui si possano sviluppare riflessioni o meglio articoli
Dynamic explosions in my brain.....
.......shattered me to drops of rain
Grazie Luxvan! Ci fai capire ...
Ci fai capire meglio che intendi per "esercizi/sperimentazioni" sul suono stesso e gli effetti? L'argomento potrebbe essere molto interessante!...
grazie a voi
cercare il modo migliore per esercitarsi sui suoni, l'utilizzo degli effetti
imparare a sperimentare, e scoprire le potenzialità dei vari effetti... è vero che grandissimi suoni sono stati scoperti per lo più casualmente, addirittura in seguito a veri e propri errori o disavventure... però credo sia possibile confrontarsi e scrivere qualcosa a riguardo
ad esempio tantissimi pedali/box hanno un controllo volume e quindi possono fare anche da boostrer, o se saturano da overdrive/distorsore... altri invece se settati in modo inusuale producono fruscii o sonorità tipo synth.. etc etc...
ma ho potuto notare che alla base di ogni effetto c'è un certo tipo di circuito... e da ogni circito si possono ottenere determinate cose sfruttandolo nei vari modi che il settaggio del pedale consente
quindi direi di passare la palla ad un esperto che possa illustrare i fondamentali
es: 1-fuzz classico a 2 potenziometri
2- fuzz '70 3 potenziometri
3- chorus........
4- tremolo.........
etc etc etc etc...........
che dici? può andare?
Dynamic explosions in my brain.....
.......shattered me to drops of rain
Se stato chiarissimo Luxan. Lo ...
Lo spunto è super interessante e affronteremo senz'altro questo tipo di approfondimenti.
Rock!
wow
grazie a voi
non vedo l'ora :)))))
Dynamic explosions in my brain.....
.......shattered me to drops of rain
Molto Interessante. Per me spesso ...
Per me spesso il criterio con il quale scelgo il suono per esercitarmi è in primo luogo che non disturbi e non mi affatichi.
Però cerco sempre di provare con un suono similare a quello che uso dal vivo e quindi con Delay & Co...
Io spesso opto per l'acustica ...
Non te ne perdona una e con le corde più dure fa lavorare sodo la mano sinistra anche se poi la mia è una dimensione più ritmica.
Viceversa le rarissime volte che mi cimento all'elettrica, se devo provare dei brani da fare a breve o qualche cover, allora cerco di studiarla da subito già con un suono vicino all'originale così da gestire anche gli effetti che nella ritmica sono imprescindibili alla parte.
L'acustica in effetti è un'opzione ...
Sono d'accordo in linea di ...
In effetti è utile però (vicini/familiari/bambini/cani permettendo) anche esercitarsi con un volume un po' più alto, il mio maestro lo diceva sempre: "Se il suono è grosso gli errori sono grossi, quindi li senti e li correggi".
Se studio dei pezzi però mi piace studiarci su con il suono di quel pezzo, ricrearlo e imparare a muovermi cercando le sfumature tipiche del setup/genere. Per me un buon playing su un cattivo suono rende poco e niente.
Gigi
Lo spunto è interessante, ma ...
Finché ci si riferisce al classico esercizio "tecnico", un suono clean o leggermente crunch può funzionare benissimo, dato che mette a nudo le imperfezioni e "aiuta" poco, costringendo a lavorare molto con le mani.
Tuttavia suggerirei, in questo caso, di svolgere gli stessi esercizi anche con un suono molto simile a quello che si avrà sul palco, che è il vero banco di prova, molto più utile di qualsivoglia esercizio fatto a casa. E' fondamentale riuscire a gestire il suono "da palco".
Nel caso invece dell'esercizio "concettuale" non credo ci siano criteri precisi.
Se devo imparare a improvvisare su uno standard, o mi siedo a comporre un pezzo, mi interessa soprattutto che il suono mi "ispiri", al di là di clean, crunch e lead.
Questo, per quanto mi riguarda, vale anche sul palco.
Non facendo cover, non ho il problema della somiglianza del suono o della versatilità; mi interessa soprattutto avere un suono "bello". Sul palco come a casa.
Imagination is more important than knowledge (A. Einstein)
Non sono del tutto d'accordo, ...
Personalmente ho sempre preferito partire da un brano che per un qualsiasi motivo mi piacesse e procedere alla "dissezione" dello stesso, studiando la progressione armonica, le tonalità, quindi gli accordi ed infine le parti solistiche e cercando di ottenere un suono il più possibile simile a quello del brano.
In questo modo ci puoi mettere mesi a studiare un singolo brano, ma hai ottenuto vari risultati tutti in parallelo:
- hai compreso una progressione armonica ed hai capito perché quel particolare accordo ti ha suscitato quella particolare emozione
- hai effettuato una ricerca sonora comprendendo sempre più a fondo che influenza hanno sul suono gain, eq, effettistica etc, e come questi lavorano
- hai affrontato i fraseggi tecnici del chitarrista ed hai quindi sicuramente dovuto ritrovare diteggiature, tocco, espressione, scale, etc costringendoti ad un grosso esercizio tecnico a tutto tondo.
- hai aggiunto un nuovo brano al tuo repertorio e nuove conoscenze al tuo bagaglio musicale.
Tutto questo non lo puoi fare con un suono clean o crunch, devi per forza lavorare anche col suono ed è mooolto più divertente che passare 3 ore a fare scale o esercizi di pura tecnica.
vi assicuro che facendo così le cose rimangono molto più impresse nella mente e non si scordano più.
E' un metodo.. non è IL metodo, ma a me piace
ciaociao
Molto interessante e credimi che ...
Marty Friedman per esempio, che in un 'intervista mi ha raccontato di aver imparato a suonare esattamente come descritto qui da te.
Vero però che se il brano che stai studiando è particolarmente impegnativo, affiancargli delle sessioni di studio tecnico/ginnico potrebbe agevolarti.
In secondo luogo studiare così permetter di crearsi una buona padronanza tecnica, esperienza di suono e un gran repertorio.
Ma come la mettiamo con l'improvvisazione?
Tutti i suoni!! ...
Dopodichè si posa l'elettrica e si continua sulla classica, e poi sull'acustica! eheheh!
Francesco D'Amico
Questa sarebbe in effetti una ...
Ma praticamente io dovrei impostare ...
Ciao Ste-Low, quello che evidenzi ...
quello che evidenzi è in effetti uno degli aspetti più traumatici del suonare live.
Un ascolto radicalmente diverso da quello che abbiamo in fase di studio e un volume dieci volte più alto possono seriamente inibire.
Un suggerimento: a volte il volume altissimo arriva non dall'ampli ma dalla spia ai nostri piedi nella quale il fonico ci spara altissimi in ascolto. Prova a tenere l'amplificatore un po' più alto e chiedere al fonico di partire con il soundcheck senza chitarra in spia. E la fai alzare appena, appena solo e quanto ti serve. In questa maniera sei tu che decidi quanto volume puoi avere...e non lo subisci! Io faccio sempre così!
Io quando studio molto spesso ...
Molto spesso direttamente l'acustica, ma credo che ogni sessione di studio sarebbe molto frustrata se sul mio amplificatorino da studio ci fosse seduta la tipa della foto :-D
Mah io quando mi esercito, ...
O ancora, se non mi attacco all'ampli, suono con la mia hollowbody (Epiphone Casino nella fattispecie), che ha "di suo" un minimo di volume, e un manico non eccessivamente diverso da una qualsiasi elettrica solidbody.
Giorgio
Nessun suono, provo sulla chitarra ...
Però dato il poco tempo a disposizione cerco di usare un suono che si avvicini il più possibile a quello dell'esecuzione finale. Si tratta di un compromesso tra il tempo che posso dedicare alla pratica e alla necessità di ottenere un risultato riscontrabile velocemente con l'esecuzione "target". Con più tempo a disposizione cerco di variare il suono e anche di usare varie configurazioni tra tono aperto/chiuso, volume aperto/chiuso ecc. Sullla Jackson ho tolto il tono così ho anche un problemino di meno :P
...tono rimosso anche sulle mie ...
Si jana diciamo che ... ...
Sono più propenso a consigliare di fare gli "esercizi" con il suono che si usa, dato che sarà il settaggio di TUTTA la strumentazione ad interagire con il tocco di chi suona ;))
Certo, se poi uno vuole ESCLUSIVAMENTE fare DETERMINATI esercizi, soprattutto di 'velocità', allora il discorso è al 100% come dici tu (sempre secondo me!)
WiWa!
SaluTON OF TONEs
http://kataese.wix.com/antonellocatanese
Il suono = il tocco
Purtroppo continuo a dire che la soluzione migliore dipende spesso dalla tecnica usata...
cioè quando studiamo legato e tecniche miste la distorsione spesso crea dei problemi in più
rispetto al suono pulito, senza parlare dei feedback e del sustain che otteniamo con i finali di potenza sfruttati a dovere ... tutte cose che in appartamento sono rumorose :-)
Io qund'ero ragazzo per approfondire la performance di un brano od una tecnica usavo i pochi soldi risparmiati per studiare sul mio set up ( all'epoca un brunetti 1000 , con multieffetto e finale Rivera 50 + 50 ) ed andavo in una saletta prove...che inseguito ho affittato mensilmente insieme alla mia band
dell'epoca...
Sicuramente tutti i metodi sopraelencati costituiscono un buon approccio, ed un buon modo per crearsi dei fondamentali, poi però se si vuole imparare a suonare veramente bisogna sforzarsi , sacrifiacare un po' del proprio investimento di tempo e soldini e cercare di ricreare la situazione Reale del palco e dell'ampli di una chitarra che è fatto per suonare ed essere gestito ad alti volumi,
se no si avranno sempre sorprese ;-)
Un salutone a tutti
Gabor Lesko