robertfripp scrive "Cari amici chitarristi. Quella che sto per sottoporre alla vostra attenzione è una scena forte che potrebbe forse disturbare i bambini e le persone più sensibili. Se non ve la sentite non proseguite oltre. In caso contrario provate ad immaginarvi un palcoscenico e visualizzate un ipotetico chitarrista durante il concerto. Egli si contorce e si dimena come se fosse stato appena morso da un crotalo australiano. Il veleno comincia a fare effetto e il suo piede destro, preso da un attacco acuto di epilessia scava ritmicamente una buca al centro del palco. Scuote violentemente la testa avanti indietro la lunga criniera evocando Isabelle Adjani in “Possession” (chi lo ricorda?). Il suo viso è colpito da tremendi spasmi, gli occhi si stringono con forza come se stesse infuriando una terribile tempesta di sabbia nel Sahara, il naso si arriccia come un armadillo in presenza di un branco di lupi e i denti mordono selvaggiamente il labbro inferiore scoprendone la viva carne. La mano destra sembra stia brandendo la spada durante un duello all’ultimo sangue, mentre il braccio stantuffa su e giù con foga evocando solitari momenti di piacere. La sinistra poi si libra in volo come una farfalla dai mille colori con il mignolo che vive di vita propria volteggiando e dipingendo nel cielo meravigliose opere michelangiolesche. Il tutto ovviamente suonando un accordo di mi maggiore."
Ma questo è feeling dirà qualcuno. Forse, perché no? In fondo la musica ci scuote, ci penetra, ci pervade. E noi ne veniamo rapiti e trasformati mentre ci facciamo attraversare dalla sua corrente. Ma riflettiamo un attimo su quel piccolo mignolo. Noi esseri umani, così intelligenti, così diversi dalle scimmie, così superiori e controllati, grandi e grossi come siamo non siamo in grado di controllare un semplice mignolo.
Proviamo a concentrarci. Ma vuoi scherzare. Il mignolo è mio e me lo gestisco io (…). Iniziamo con un buon blues. E vai! Eccolo che parte. Smettila, bastardo, dove credi di andare? Io ti ordino di fermarti. Niente, non ne vuol sapere. Ma in fondo che me ne frega? Niente ovviamente se le cose mi stanno bene così, ma in fondo la cosa ci dovrebbe far riflettere se ci interessa crescere come chitarristi. E soprattutto come esseri umani. Già perché se non controllo il mignolo della mia mano, forse la mia presenza sarà altrettanto limitata verso tutto il mio io. E ci riprovo. Una, due, tre volte. Me ne sono accorto, è già un bel passo avanti. Lentamente riesco a ricordarmi di avere un piccolo mignolo e a “sentire” tutta la mia mano. Dapprima non suono, mi limito a percepire il sangue che scorre nelle dita, poi imbraccio lo strumento ed imparo a controllarlo. Miracolo. Quando lo uso è lì, pronto ed efficiente, quando non lo uso se ne sta buono senza generare ulteriori tensioni alla mia mano. E il mio fraseggiare ne guadagna. Ma soprattutto qualcosa è successo. Apparentemente banale, ma in realtà ho cominciato a porre attenzione su me stesso, a guardarmi. E’ un inizio, ma se colgo il principio ho l’opportunità di andare oltre e di utilizzare la chitarra come strumento non solo musicale, ma di crescita. E comincio a chiedermi come sto quando suono. A quante inutili tensioni sottopongo le mie gambe mentre sono seduto con la mia acustica? Come sta la mia colonna vertebrale? E i miei occhi? Continuano a fissare le mie mani per timore di prendere una stecca. Mi guardo i piedi quando guido la macchina? Ho forse bisogno di uno specchio mentre mangio per centrare la bocca con la forchetta? Un buon esercizio è provare a suonare ad occhi chiusi e ad imparare a sentire la tastiera e le posizioni. Ben presto scopriremo, come per magia, che le nostre mani hanno gli occhi e sanno vedere assai bene. Anche in questo caso il nostro suonare ne guadagnerà perché sempre meno della nostra energia sarà sprecata inutilmente.
A volte parliamo superficialmente di “tecnica” e della necessità o meno di studiare. Ma chiunque, anche un autodidatta può costruire la propria tecnica semplicemente cominciando ad osservarsi, magari anche con l’aiuto di uno specchio; a registrarsi e a riascoltare il proprio suono e a cogliere ciò che non va in esso. Spesso le incertezze del proprio tocco chitarristico sono dovute proprio a posizioni errate o a tensioni evitabili semplicemente rilassandoci. Sia chiaro, non pretendo di affermare che esista una tecnica giusta in assoluto, ma sicuramente un chitarrista rilassato suonerà meglio ed entrerà in contatto con la musica con maggiore efficienza e semplicità; e un chitarrista attento a sé stesso ha l’opportunità di divenire un musicista consapevole e capace di ascoltare gli altri del gruppo e forse a suonare musica migliore.
ma il serpente ?
Sei proprio sicuro che il corotalo australiano non abbia morso te ??
Precisazioni
Dunque cerchiamo di rifare il punto. Non pretendo che dentro a questo mio articolo ci sia nulla di illuminante per alcuno, sia ben chiaro, ma siccome non è proprio farina del mio sacco ritengo necessario fare un paio di precisazioni. Alcuni dei concetti qui esposti sono parte integrante del programma del Guitar-Craft ed io personalmente quando iniziai a studiare con Fripp li trovai importanti ed a distanza di anni non rimpiango le scelte fatte, per quante significassero reimpostare completamente la mia tecnica chitarristica e imparare una nuova accordatura. Ho sperimentato per anni sulla mia pelle l’efficacia di ciò di cui parlo, quindi ritengo che, se ci può essere un vizio di forma dovuto al mio non essere un professionista dello scrivere, tuttavia la sostanza esposta possa avere un valore generale. Quel chitarrista che ho descritto (un po’ romanzato) è il sottoscritto. A 24 anni ero, a detta di molti, uno dei chitarristi (rock) più veloci e tecnici della mia città. Da sempre amante della musica dei King Crimson e di Fripp andai con entusiasmo a frequentare il primo corso italiano del Guitar Craft a Grosseto. Fu grandioso, ma dovetti gettare letteralmente il mio ego dalla finestra. La mia impostazione era penosa. Mi resi subito conto che suonando facevo mille altre cose. Il mignolo della sinistra andava sempre per i cavoli suoi, ogni nota aveva un volume diverso (casualmente e non per scelta interpretativa). Il braccio destro, rigidissimo faceva dei movimenti assai ampi nel semplice atto di colpire una corda, non parliamo delle gambe, perennemente in contrazione e di tutta l’energia che sprecavo in smorfie facciali. Avevo tensioni dappertutto, muovevo mille muscoli che nulla centravano con l’atto del suonare, ma tuttavia mi sentivo un chitarrista figo. Voi direte, che centra con il feeling o con la musica? Infatti eravamo una trentina di chitarristi e solo una decina hanno proseguito e sono stati disposti a mettersi in gioco. Se ci aggiungiamo una nuova accordatura (per quinte anziché per quarte, che ancora utilizzo), una tecnica a plettro totalmente nuova, chitarre acustiche rigorosamente Ovation e un repertorio totalmente basato su tempi dispari e poliritmia, quel poco che rimaneva del quel chitarrista che ero lo trovavo solo in qualche vecchio nastro registrato anni addietro. Ho passato un anno a fare esercizi senza chitarra, e ad imparare a tenere in mano il plettro. Lo so, sembra folle, ma per me è stata un’opportunità fantastica. Mi ha aperto la mente e quel po’ di talento che avevo prima del corso è comunque tornato appena la nuova tecnica si è fatta adeguata. Naturalmente sono solo spunti e non pretendo di insegnare nulla a nessuno. A proposito Giander, non era un crotalo australiano ma una tarantola amazzonica (do per scontato che il tuo commento fosse ironico, ovviamente).
Re:Precisazioni
Vai tranquillo...era ovviamente ironico!
bravo!
Bravo robert, sono pienamente d'accordo con te. Secondo me è importantissimo guardarsi e fare attenzione a se stessi per 2 motivi: 1) guardandosi, si cura la posizione per evitare come dici tu movimenti inutili o a volte addirittura dannosi per le nostre utili mani. 2) quando suoniamo, chi ci guarda ha una percezione diversa di ciò che facciamo, e guardarci allo specchio ci aiuta a guardarci con gli occhi degli altri. Anche l'occhio vuole la sua parte!
Narciso.
C'è stato un periodo che a forza di jammare davanti allo specchio ero diventato assolutamente incapace di suonare senza guardare la mia immagine riflessa.
In più avevo imparato tutte le scale al contrario!
Ho dovuto subire un trattamento ricondizionante per ritornare .. ehm .. "normale".
<i>AAHHYAAKK!</i>
Re:Narciso.
Lascio un post solo per fare un'applauso al Grande Charlie che con il suo post mi ha fatto morir dal ridere!!!
il riflesso
Guardarsi allo specchio mentre si suona può essere molto utile, d'altronde quelli che studiano danza ( e non solo) lo fanno regolarmente, io ho praticato artimarziali per 10 anni e ci aiutavamo spesso con lo specchio. Una cosa secondo me importantissima è registrare quello che si suona perchè riascoltandosi con calma possiamo notare e correggere i nostri sbagli, sia individualmente che a livello di gruppo, sentire come suonano vari fraseggi ecc. ecc. A volte questo è tremendo, ti fa dire "ma sono io che suono ste cazzate" e "cazzo ma se ho sempre suonato così chi mi ha sentito cosa ha pensato". Quando si suona in sala o dal vivo la note passano e vanno ma quando sono registrate sono lì sempre presenti e pronte a rinfacciarci tutti i nostri sbagli. Per far questo bisogna essere preparati a soffrire,e anche tanto ma solo capendo i nostri sbagli possiamo migliorare.
ciao a tutti
Re:il riflesso
Il multitraccia è lo specchio del musicista ;)
Le prime volte che ci si registrava dicevamo: "cazzo ma se abbiamo sempre suonato così chi ci ha sentito cosa ha pensato???".
Le seconde volte "Ma senti queste battute, tutto sbagliato!"
Le terze volte "Buona questa battuta, proviamo a fare così anche la prossima volta?"
Le quarte volte... ;)
me lo stampo questo post
ci sono un paio di punti mi sciverò su un bigliettino prima del prossimo live anzi per le prox prove .
Sono veramente sorpreso dagli ultimi post che vanno oltre l'argomento strumenti (SHOPPING).
Conoscere il proprio corpo
A me questo thread sembra molto interessante. Io pratico il "suonare davanti allo specchio" da quando mi hanno fatto notare che usavo l'avambraccio destro invece del polso. Ci vuole poco ad assumere atteggiamenti sbagliati con la schiena, con il collo, le braccia, le mani, le gambe (mi fermo qui) e l'effetto è negativo sia sul nostro corpo che sulla resa di quello che esce fuori dall'ampli. Registrarsi è una buonissima pratica, ma videoregistrarsi non è da disdegnare, e questo dovrebbe indirizzarci a "ascoltare" o "sentire", mentre suoniamo, quelle parti del corpo che fanno le bizze e che non si comportano come dovrebbero, in modo da rilassarle, perchè abbiamo la tendenza ad irrigidirci e così diventiamo scoordinati. Siamo i migliori maestri di noi stessi!
D'accordo in parte
Concordo per quanto concerne l'uso del mignolo. E' proprio da quando ho iniziato ho sempre usato il mignolo e oggi è talmente robusto che riesco a fare bending con esso di ampiezze incredibili. Comunque tutto sommato, ognuno deve personalizzare la propria tecnica anche in base a ciò che vuole ottenere. L'importante è avere coscienza di ciò che si sta facendo. Per quanto riguarda la postura, movimenti inuliti, ecc, beh, io penso che sicuramente sia ragionevole il discorso, ma non è neanch da esasperare a tal punto da credere che 1 chitarrista suoni meglio se fermo immobile, tutto preciso e rilassatissimo.
<p>In SHRED we TRUST!</p>
Re:D'accordo in parte
Non so tu hai avuto il piacere di vedere suonare Robert Fripp dal vivo (o in video). E’ la prova vivente (all’estremo - estremo) di ciò che scrivo nel post. Muove solo le mani (velocissime) senza alcun sforzo apparente. Considera che lui suona seduto da sempre, impassibile e apparentemente distaccato da tutto ciò che gli succede intorno. Il sottoscritto si avvicina solo lontanamente a questa impostazione. Ma il mio suonare ha tratto un enorme beneficio dall’essermi reimpostato perché partivo da una situazione di base davvero pessima. Il mio corpo, suonando, generava tensioni dappertutto, che andavano inevitabilmente ad incidere sulla fluidità, sulla precisione e sul timbro. Purtroppo ho le prove (video e nastri davvero impietosi). Non mi interessa ovviamente fare il chitarrista-statua, ma sono migliorato tantissimo tecnicamente proprio dove ero più carente. E questo è solo uno degli aspetti che il mio articolo mette in luce. Altri temi sono li, e se a qualcuno interessa parlarne sarò ben lieto di chiacchierarne assieme. Buona musica.
Re:D'accordo in parte
Ho sempre pensato che l'apporccio alla musica fosse da indirizzare verso la testa più che sul corpo, tante volte avrei preferito potermi sedere e concentrarmi su quello che suonavo anche dal vivo invece che stare in piedi, ma poi vedendo che ero una mosca bianca e che tutti dicevano che il rock va sentito fisicamente come te lo presentano i "grandi" alla fine ho cominciato a perdere questa direzione, in complicità anche del fatto che adesso, dal vivo, suono generi molto meno pretenziosi e impegnativi tecnicamente... se mi contatti in privato mi piacerebbe finire la chiaccherata, è un po' che seguo tutti i tuoi post ed a parte qualche punto spesso mi ritrovo a vedere me stesso in situazioni simili.
Naturalmente i complimenti sono doverosi :-) Saluti Robyz
<p><i>Robyz - Grappero Forever - Eccheccazzo!</i><
Re:D'accordo in parte
Ciao Robyz. Ricambio i complimenti perché ho sempre pensato che tu sia una delle persone più competenti e stimolanti del sito. Dai tuoi interventi ho imparato molto e ho sempre colto in te un chitarrista lucido e “pensante”. L’approccio del chitarrista (coscientemente o no) non è molto diverso da quello che possono avere un trapezista o un chirurgo (i primi esempi che mi vengono in mente, certo non i migliori) con il proprio corpo e la propria gestualità. Lo stesso concetto superficiale di tecnica è assai fumoso perché associamo semplicemente ad esso l’utilizzo di trucchetti o di espedienti che ci portano ad aumentare la velocità (il tapping, lo sweep). Io credo che la questione sia più profonda. Suonando usiamo dita, mani, braccia e il corpo intero. E’ inevitabile. Alcuni hanno un dono e la capacità innata di “farsi suonare” dalla musica. Se pensiamo alla musica come elettricità, Hendrix era un superconduttore. In lui tutto era musicale. E certo nessuno osa criticarne la tecnica (per quanto non fosse certamente ortodossa). Ma io che Hendrix non sono, arrivo in fretta a scontrarmi con i miei miseri limiti e a chiedermi che cosa vi è di musicale in me, quali sono i miei blocchi e cosa devo fare per migliorarmi. Non per diventare il chitarrista più veloce del west, ma per rompere quelle barriere che mi limitano nel mio essere musicista. Non posso essere Hendrix, ma posso “tendere” ad Hendrix, se capisco cosa mi differenzia da lui. Il suo è un talento puro, innato. Posso “lavorare” sul mio ben più umano talento per elevarlo? Io credo di si. Ma prima devo osservarmi ed ascoltarmi. Finchè non vedo e non sento me stesso posso fare ben poco. Devo porre “attenzione” su me stesso perché se noto non potrò più fare finta di nulla. E nulla sarà come prima. Se pulisco il canale in cui scorre la musica, essa fluirà in me e io diventerò un conduttore capace di trasportarne con vigore la corrente. Bravo, tante belle parole, e adesso? Scusatemi, avete ragione, ma ho una certa età. Io penso che l’approccio alla musica debba passare attraverso testa, cuore e corpo e per ognuna di queste parti vi siano diversi esercizi per aumentarne l’efficienza. Indipendentemente dal talento che ci è stato donato possiamo migliorare se la nostra presenza e la nostra attenzione sono adeguate. Beh, esistono parecchi esercizi, anche senza strumento, in grado di sviluppare l’attenzione. Io ne pratico tuttora alcuni che aiutano tantissimo ad aprire il “canale”. Il primo che mi viene in mente e quello di tamburellare con la mano dx un ritmo, ad esempio un 3/4 e con la sx un altro, mettiamo un 5/4. Questo semplice passatempo poliritmico è formidabile per sviluppare l’indipendenza tra le due mani. Quando suonavo lo Stick mi era utilissimo in quanto dovevo suonare una linea di basso e una linea di chitarra contemporaneamente ed indipendentemente. Scusate sinceramente per la filippica. Buona Musica.
Re:D'accordo in parte
Scusami, ma non riesco a capire perchè dovrebbe essere migliore suonare senza fare smorfie o irrigidendo i muscoli delle gambe. Credo invece che sia tutto soggettivo, in quanto stiamo parlando di chitarra moderna, ed ognuno sviluppa una propria tecnica.E' come se ti dicessi di suonare con le dita al posto del plettro, o di tenere la mano sx perpendicolare invece di agguantare col pollice tutta la tastiera.Ognuno trova il suo stile. Fripp suonava seduto e impassibile dalla prima volta che ha preso la chitarra, è il suo stile.Hendrix no.
Re:D'accordo in parte
Ho postato parecchi articoli sul sito e, regolarmente, mi giungono risposte come la tua che mi danno da pensare. Scrivo un mucchio di fregnacce? Sono a tal punto contorto da non farmi comprendere? Non è che non ho le idee un po’ confuse pure io? Vediamo di ri-rifare il punto. Permettimi di citarti amichevolmente, al fine di risponderti punto su punto.
“Scusami, ma non riesco a capire perchè dovrebbe essere migliore suonare senza fare smorfie o irrigidendo i muscoli delle gambe“. Parlo della mia esperienza personale. Qualcuno può trovarsi nella mia identica situazione e trarre spunti positivi da questi miei suggerimenti. Sto parlando di tensioni negative, di quelle che si ripercuotono sul nostro suonare con effetti nefasti sul timbro e sul fraseggio, non di quei movimenti spontanei del corpo al ritmo della musica. Forse tu sei più fortunato e non hai questi problemi.
“Credo invece che sia tutto soggettivo, in quanto stiamo parlando di chitarra moderna, ed ognuno sviluppa una propria tecnica”. Torno a ripetermi. Parlo della mia esperienza e la metto a disposizione della comunità. Se tutto fosse soggettivo non vedo il motivo di stare qui a confrontarci e a perdere tempo, tanto ognuno ha i suoi credi. Proprio perché (con tutto il rispetto) la scuola chitarristica da cui provengo non è confrontabile con le varie scuole della musica che il mercato offre a tutti noi ritengo che a qualcuno possa interessare un punti di vista di nicchia, alternativo ai metodi comuni.
“E' come se ti dicessi di suonare con le dita al posto del plettro, o di tenere la mano sx perpendicolare invece di agguantare col pollice tutta la tastiera. Ognuno trova il suo stile”. E qui permettimi di dissentire completamente. Se tu interpreti così il mio articolo o l’hai letto superficialmente o non hai capito nulla di quello che ho scritto (forse per colpa mia). Non ho scritto che questa è la giusta postura, la tecnica assoluta, la via maestra per l’illuminazione. Ti parlo di qualcosa che non trovi in edicola sulla tua rivista preferita e che il tuo insegnante di chitarra quasi sicuramente non conosce. Prendilo come una semplice introduzione ad una via chitarristica. Sono spunti. Non è tutto qui. Non basterebbe un libro per raccontare la scuola di Fripp. Ripeto, se a qualcuno interessa sono qui a disposizione, altrimenti amici come prima.
“Fripp suonava seduto e impassibile dalla prima volta che ha preso la chitarra, è il suo stile. Hendrix no” Adoro Hendrix, ma il mio chitarrista da palco preferito è Keith Richards. Ti basta?
Ti auguro sinceramente buone feste e buona musica. Paolo
Re:D'accordo in parte
All'inizio facevi pensare ai vantaggi di un suonare sciolti e rilassati, e qui sono d'accordo.Le argomentazioni su Fripp e la sua scuola, invece, facevano intendere un assolutismo, ma a quanto pare è stato un fraintendimento.
"Se tutto fosse soggettivo non vedo il motivo di stare qui a confrontarci e a perdere tempo, tanto ognuno ha i suoi credi"
Invece ho letto il tuo articoletto, mica li leggo tutti :) Diciamo che sono contrario alle scuole di musica moderna in generale, Fripp o chiunque altro.Preferisco le lezioni individuali. E cmq non ho insegnanti di chitarra, in compenso ho alcuni allievi.
Buone feste anche a Te !
Re:D'accordo in parte
Un pò di vecchio buon senso non fa mai male. Ottimo. Complimenti.
Re:D'accordo in parte
"non è neanche da esasperare a tal punto da credere che 1 chitarrista suoni meglio se fermo immobile, tutto preciso e rilassatissimo"
No, no, assolutamente, anche questo è un errore che facevo "da giovane"! :^) La chiave è il rilassamento, la scioltezza, per cui puoi anche saltare come un folle sul palco, ma sempre sciolto! Anzi, muoversi sul palco aiuta a sciogliersi in tutti i sensi, IMHO.
Bello!
Questo topic è grandioso, lo stamperò anch'io! Ho una domanda per tutti voi. Io, per abitudine, sono molto critico con me stesso. Come chitarrista sono una mezza pippa, e questo lo dico perché è vero, non perché sono critico con me stesso. A volte, però, ho l'impressione di considerarmi una pippa più di quanto non sia in realtà e mi capita soprattutto quando mi registro. Sì, anch'io trovo degli errori di cui non m'ero accorto ma nel complesso mi trovo "più bravo" o "meno pippa" risentendomi. Mentre suono penso "mmmh questo assolo sarà uscito una vera cagata" poi ascolto (magari a distanza di giorni) e dico all'altro chitarrista "Lello ma lo sai che hai fatto un bell'assolo qui?!", e lui "idiota questo sei tu!". Voi cosa ne pensate? Lo chiedo perché dai post precedenti mi sembra di capire che alla maggior parte di voi succeda il contrario. Ciao, C
Re:Bello!
Oh lo sai che stavo cercando la fine dei post per scrivere la stessa cosa?....è vero! Dicevo...a me fa il contrario se mi ascolto,in una mia registrazione, mi sembro più bravo e penso che mentre suono mi accorgo maggiormente delle sfumature errate,qualche lieve sfrigolio dei tasti invece quando ascolto la registrazione mi sembrano magicamente scomparse....le avrò sognate! E' come che il tempo vada più lento mentre suono....in ascolto non le sento ,anche facendo attenzione. Sarà che rifaccio un pezzo anche 100 volte ma mi "rende" di più una registrazione di quello che sono in realtà....poi anche i suoni ,in rec tutto mi pare venga meglio.
Derviscio, no grazie!
Sempre interessanti i tuoi post, RobertFripp! Ave! Io sul palco (e non solo lì) ho sempre fatto la "bella (sifaperdire...) statuina". Non per mia scelta o intenzione, ma perchè non ho mai avuto movimenti armoniosi o coreografici. Ho sempre invidiato un mio amico chitarrista che mentre suonava (e bene, pure!) intratteneva argute conversazioni con gli astanti e dipingeva una riproduzione dei "girasoli" di Van Gogh tenendo un pennello con il piede, mentre io se non sono assolutamente concentrato su ciò che faccio (e pure male) e tengo entrambi gli occhi sulla tastiera, mi perdo immancabilmente anche se sto su un "one chord vamp". Avere me come "frontman" sul palco non esiste. Solo ora il mio batterista (che suona la chitarra meglio di me, acc!) ha intrapreso l'ardua missione di insegnarmi un minimo sindacale di "movimenti chitarristici", ma con risultati deludenti per il suo Ego, visto la quantità di Valium che consuma ultimamente... Altro discorso invece è invece il fatto di provare davanti allo specchio, ma riferito al principio universale del "massimo utile col minimo mezzo", cioè volto ad eliminare tutti quei movimenti inutili che sono ininfluenti a bpm=80, ma inchiodano quando si tenta di semibiscromare a bpm=220 (a questa velocità manco le semibrevi riesco a fare..). Lo consiglio caldamente. E' un percorso rompipalle, ma che alla lunga distanza dà i suoi frutti. Per battere una pacca sulle spalle ai colleghi e asciugarci a vicenda le lacrimucce, posso dirgli che sto rifacendolo DI NUOVO a causa di un problema incidentoso alla mano sinistra (vedi il nick) che mi ha costretto a un fermo triennale e a una rivisitazione totale della tecnica (sempre che io ne abbia mai avuta una). Consiglio altresì la registrazione di ciò che suoniamo, in quanto il riascolto porterà a sorprese non sempre negative. Spesso mi capita di riascoltare qualche concerto dellla mia Band (il batterista di cui sopra registra pure lo sciacquone del bagno), e mi capita, tra gli orrori che produco, di sentire qui e là una frase, un vibrato un bending very degno di nota. Allora le cose buone ci sono! sono tutte lì dentro le nostre dita...bisogna solo fare un po' di fatica e di sacrificio per tirarle fuori...ma ci sono! Buone Feste a tutti!
<p> Giosef "nine fingers"</p>
OK, il mignolo...
Sono d'accordo su tutto, però vi racconto un'aneddoto vero, tanto interessante quanto disarmante. Quest'estate ho avuto la fortuna di incontrare, studiare e parlare con un signore chiamato Garrison Fewell, titolare di chitarra jazz alla Berklee di Boston dal '77 (cioè, poco dopo essersi diplomato lì, a circa 25 anni ha cominciato ad insegnarci...). Questo signore (che parla l'italiano correttamente, il francese, il tedesco oltre al suo inglese e qualche strano dialetto orientale), compagno di corsi di Al di Meola ed insegnante di un certo Steve Vai proprio in quella scuola (pare che gli abbia suggerito lui di mandare le trascrizioni di Zappa a quest'ultimo, il resto lo sappiamo...) quando spiega come interpretare e suonare Wes Montgomery (che non usava il mignolo ed otteneva egregi risutati dicono...) soprattutto ma anche in altre situazioni suona senza usare il mignolo proprio per il fatto che anche se lo sviluppi tanto è comunque un dito più piccolo e più sottile e che fa meno presa degli altri causando un suono meno grosso e robusto rispetto all'anulare... certo, va usato altrochè il mignolo, eccome...infatti questo era solo un aneddoto...vero.