robertfripp scrive "Ogni giorno il chitarrista che è in noi cresce e matura aumentando il proprio bagaglio di conoscenze con nuove esperienze, raffinando la tecnica, maturando la propria voce, definendo la propria strumentazione, migliorando l'espressività. E "imparando a non suonare". Riflettiamo per un attimo su questo punto. Quanto conta per il chitarrista "medio" il silenzio come veicolo espressivo? Il silenzio non come assenza di suono, ma come "presenza" musicale, silenzio attivo e intenzionale. Spesso il problema non viene nemmeno preso in considerazione. Certo, un chitarrista maturo saprà ascoltare gli altri musicisti della propria band, capirà quando è il momento di accompagnare e quando quello di emergere dal tessuto sonoro. Ognuno di noi ricorda con tenerezza il proprio primo gruppo e come tutti andassero per conto loro, allietandosi l'un l'altro reciprocamente con un lungo interminabile assolo (producendo tutti assieme quel "caratteristico" risultato musicale che quasi tutti hanno vissuto con libidine nella loro adolescenza). "
Ma si può andare oltre alla semplice (e difficile) capacità di ascoltare la musica nel suo complesso, oltre la parte che stiamo suonando personalmente? E' possibile concepire di gettare alle ortiche la propria sudatissima preparazione conquistata a suon di anni di studio e di ore passate a fare scale per suonare poche note o addirittura nessuna?
E qui un grosso limite può provenire dal posizionarci, inconsapevolmente o meno, in categorie musicali che limitano ulteriormente il nostro campo d'azione.
Tecnica o feeling, virtuosismo o anima. E' abbastanza comune contrapporre l'approccio di chi concepisce la chitarra come attrezzo ginnico a che ne fa un mezzo di espressione dei propri sentimenti. E anche se è altrettanto ovvio che la maggior parte dei chitarristi studia seriamente il proprio strumento e concepisce un buon livello di preparazione come base necessaria per parlare il proprio linguaggio musicale interiore, tuttavia è innegabile che esistono generi musicali che fungono da veri e propri "contenitori" per l'uno e l'altro approccio. Come negare che un certo tipo di metal richieda necessariamente un notevolissimo grado di tecnicismo e velocità (con tutto il repertorio di tecniche chitarristiche a corredo, dal tapping allo sweep), che il jazz ci imponga una notevole preparazione teorica sull'armonia e la conoscenza delle scale, che il grunge debba essere suonato con energia in modo istintivo e viscerale o che ancora il blues sia una musica espressiva che proviene soprattutto dal cuore.
Esiste però una ristretta cerchia di chitarristi che si colloca in un ambito piuttosto anomalo e, sebbene dotati spesso di tecnica considerevole, ricercano altre vie musicali, più basate sulla costruzione di "spazi" sonori.
Chi conosce, ad esempio, il grande David Torn e il suo uso dei loop credo abbia già compreso dove voglio arrivare.
Un momento fondamentale per la definizione di questa via chitarristica è un disco di pura improvvisazione che pubblicarono nel 1972 Brian Eno e Robert Fripp, "No pussyfooting". La chitarra spaziale di Fripp viene filtrata da Eno, manipolata e successivamente fatta passare attraverso due registratori Revox a bobina in cui viene fatto scorrere un anello di nastro. In pratica il primo registratore registra il suono ed il secondo lo riproduce, rimandandolo al primo dopo qualche secondo.
Il risultato è la creazione di loop ciclici a dissolvenza (il secondo Revox ha un volume più basso del primo), con la conseguenza di creare strati sonori in lenta ma progressiva trasformazione. Oggi ricreare tutto ciò con un semplice delay dal tempo di ritardo di pochi secondi è assai semplice, ma l'incontro tra la chitarra stralunata di Fripp con il genio obliquo di Eno segnano un punto di svolta che influenzerà molta della musica successiva.
Fripp raffinerà negli anni questa tecnica dando vita prima alle "frippertronics" ed in seguito alle "soundscapes", veri e propri paesaggi sonori. Il concetto di base è semplice. Una semplice nota viene suonata con il pedale del volume a zero per togliere l'attacco, filtrata da un gran numero di effetti e spedita in una coppia di costosi delay Tc Electronic impostati su lunghi tempi di ritardo. Lo stratificarsi di queste note crea un tappeto armonico orchestrale di rara bellezza. A volte Fripp sceglie di inserire dissonanze e scale non tonali all'interno delle soundscapes con risultati spesso inquietanti.
Questa musica possiede sempre una qualità emozionale altissima (potrei definirlo feeling?), pur partendo da basi che sono contrapposte ad esempio al blues (Fripp evita come la peste l'uso del bending, le sue chitarre sono sempre filtratissime, producendo sonorità molto elettroniche). A chi volesse farsi un idea di questo tipo di musica consiglio vivamente l'ascolto ad esempio di "A blessing of tears" del chitarrista inglese, con brani tratti rigorosamente da improvvisazioni dal vivo, mentre per chi volesse sentire degli estratti di alcuni lavori di soundscapes in realaudio consiglio una visitina qui.
Il sottoscritto utilizza da anni una sua versione (meno costosa e certamente meno espressiva) di ambient-guitar e trovo questo modo di suonare, anche all'interno di contesti di gruppo, straordinariamente stimolante.
E' quasi una disciplina "zen" (permettetemi l'azzardo); è come essere davanti ad uno specchio, ogni nostra singola nota ci viene immediatamente riflessa costringendoci autocriticamente a meditare sul significato delle nostre azioni. E' una specie di esercizio spirituale, ma è anche incredibilmente divertente. Spesso ripongo la chitarra nella custodia e lascio le mie "creazioni" più riuscite da sole a vagare per un po' per la casa (salvo giuste proteste della cara mogliettina).
Ma in questa tecnica è soprattutto essenziale accettare il silenzio, il suono delle pause, lo spazio come presenza e come elemento fondamentale su cui cesellare le proprie note, rispettandone il valore musicale e mettendo da parte il proprio ego.
il suono del silenzio
Nella musica ci sono le note e le pause,le pause sono silenzio e quindi il silenzio è musica.Una pausa lunga o corta che sia serve a spezzare la tensione del fraseggio e quell'attimo calamita l'attenzione dell'ascoltatore.Se io ascolto Malmsteen dopo un minuto mi sono addormentato perchè non riesco più a distinguere musica in quel fiume in piena di note che lui di solito spara. Altri chitarristi invece alternano ai fraseggi veloci,note lunghe e pause e questa alternanza non mi permette di allentare l'attenzione verso l'ascolto, così riesco a cogliere tutte le sfumature del fraseggio.Certo suonare in questa maniera non è facile perchè se siamo dotati di tecnica inconsciamente a volte siamo portati a tirarla fuori,senza razionalizzarla, e quì entriamo in un argomento già dibattuto più volte
ciao a tutti
Re:il suono del silenzio
purtroppo c'è differenza tra chitarristi e musicisti e questa discussione lo sta rivelando. Parlare di musica ambient tra chitarristi è coraggioso, ma purtroppo triste e demoralizzante. Senza che ci siano dubbi non ci può essere curiosità e la curiosità è un elemento fondamentale per un Musicista. Per poter fare musica ambient ho dovuto uscire dai confini italiani, che hanno sempre dimostrato poca considerazione per certe modalità espressive. Esistono chitarristi meravigliosi ed esiste la musica. La musica non ha genere, glielo diamo noi per permettere delle spesso inutili classificazioni e, purtroppo, delle classifiche. Esiste un festival per i curiosi delle chitarra, che ha ospitato musicisti meravigliosi e ne ospiterà ancora, ma quanti pochi chitarristi si vedono, e quanti musicisti invece arrivano. Il festival è su www.unguitar.com/seichitarresole.htm Se non si inizia ad ascoltare quello che c'è fuori dal genere che abbiamo sposato (mi fà venire i brividi il pensiero), rimarremo forse sì felici ma senza dubbio anche poveri. E si deve imparare ad ascoltare ad occhi chiusi, senza guardare come uno suona e con che cosa, ma solo se quello che suona si può anche SENTIRE.
Re:il suono del silenzio
“…se siamo dotati di tecnica inconsciamente a volte siamo portati a tirarla fuori”. Esatto. Proviamo a vedere la questione anche dal punto di vista opposto. The Edge (ma potrei fare lo stesso discorso per Keith Richards) è ad esempio un chitarrista con uno stile assai innovativo (soprattutto agli inizi) e con una tecnica estremamente primitiva. Quanti musicisti creativi ed originali traggono il loro sound espressivo e personale dalle proprie stesse limitazioni tecniche e da un approccio ad dir poco approssimativo allo strumento. Anzi, sono proprio i limiti tecnici a forgiare lo stile, come lo stesso The Edge dichiarava (orgogliosamente) riferito a sé stesso in una intervista di qualche anno fa. E visto che ci siamo, penso che se Keith Richards avesse avuto la velocità ed il tocco di Segovia forse la storia del rock avrebbe seguito un altro corso. Tuttavia vorrei ribadire il concetto di partenza. Se un chitarrista si dota di un bagaglio tecnico importante, quanto costa gettarlo alle ortiche deliberatamente? Picasso avrebbe potuto essere un grandissimo ritrattista o paesaggista, essendo dotato di immenso talento e tecnica, ma scelse di ritrovare la propria fanciullesca innocenza, cercando nei suoi dipinti cubisti la tridimensionalità dello spazio pittorico.
Re:il suono del silenzio
Io penso che il bagaglio tecnico importante,come giustamente lo chiami tu non consista solamente nel saper fare scale a tutte la velocità sopra e sotto,avanti e indietro per la tastiera,ma anche nel conoscere il momento esatto per tirare fuori tutta questa capacità. Il fatto di razionalizzarsi nel suonare non vuol dire gettare alle ortiche la nostra tecnica,ma anzi questo ci permette di aggiungere altre conoscenze alla nostra abilità. Valentino Rossi non può tirare la sua rc211v sempre al chiodo,ma paradossalmente per andare al massimo certe volte deve chiudere il gas,altre aprirlo solo al punto giusto e lo può spalancare solo in rettilineo,ma è questo che crea il "manico". Se uno come malmsteen andasse in moto come suona la chitarra,andrebbe per terra alla prima curva.
Re:il suono del silenzio
Penso che il nocciolo della questione sia il gusto . The edge non è solo un chitarrista , ma un vero e proprio arrangiatore . Il modello di chitarrista di cui tu parli, è una persona che sa essere sopra le parti , in grado di capire la canzone e farla rendere ad "ogni costo" . Non voglio essere polemico , ma di chitarristi così se ne vedeno pochi in giro . Certo per suonare non è una qualità indispensabile , lo è invece per i geni.
Re:il suono del silenzio
“Non voglio essere polemico , ma di chitarristi così se ne vedono pochi in giro”. Giustissimo. Ed è proprio per questo che noi (che geni non siamo) possiamo trarre grandi lezioni da chi invece di accodarsi al gruppo e scimmiottare il guitar hero di turno ha scelto la più difficile arte del ricercare la propria voce musicale. Forse non fonderemo i nuovi U2 o i Rolling Stones, ma magari il nostro suonare potrà arricchirsi di nuovi spunti e stimoli. Così come ascoltare musica non-chitarristica potrà donare profondità e nuove idee al nostro fraseggio.
Re:il suono del silenzio
che interessante discussione! sono pienamente d'accordo in merito al fatto che il chitarrista "compensa" la propria mancanza tecnica, con la creatività. Da autodidatta quale io sono non posso non ritrovarmi in questa affermazione. Mi riferisco più che altro a chi compone canzoni (da solo o col gruppo ), perchè se devo fare un solo di Hammett o Clapton e non so fare il bending non esiste un altro modo per sorbire a questa macanza. Il fatto di rendersi serenamente conto dei propri limiti, obbliga a doversi spostare su strade alternative, in modo da rendere cmq valido o interessante un brano/passaggio. Ciò non deve togliere ovviamente quello che deve essere il motore, e cioè la voglia di continuo miglioramento. Ovviamente in un contesto di "produzione musicale" l'ottica con cui in chitarrista dovrebbe ragionare è quella del gruppo (scusate il gioco di parole). L'obbiettivo primario non deve essere, "vediamo se in questa canzone riesco a piazzare un bel tapping", ma piuttosto dire "ci sta un tapping col resto della canzone?" e se "magari si provasse a valorizzare un'altro strumento invece che la chitarra?". Almeno io la penso cosi' e per mia fortuna riesco a lavorare in questo modo con le persone con cui sono. Il mio ruolo è prima di tutto dare un contributo a 360° sul pezzo che sto suonando, che non si limita solo a suonare le 4 note che mi spettano. Beh insomma per quanto mi riguarda io riesco a stare anche in "silenzio"
La chitarra per l'uomo!
Salve a tutti. Ecco questo è 1 altro argomento che veramente mi attira molto. Ecco io ho sempre questo problema. Non è per vantarmene, anzi, spesso è per me 1 problema e una limitazione, per anni ho studiato tecnica, e ho fatto esercizi barbosi di tutti i tipi, solo per arrivare ad avere questa favolosa tecnica di cui tanti parlano. Posso dirvi che avere tecnica non vuol dire dover per forza suonare 64° a 200 bpm. No anzi, spesso ti fa rendere conto di quanto tu possa e di quanto tu non possa fare con il tuo strumento. Nel mio gruppo ho sempre messo in chiaro, che quando faccio 1 assolo, non lo faccio per mettermi in mostra, ma anzi, lo faccio per la canzone. Infatti molto spesso se la canzone sta bene senza assoli, allora non li si deve fare. Posso però dire, che saper fare 1 tapping a 4 dita, ti permette di realizzare idee che magari non sarebbero mai venute in mente. E quello che voglio dire è che non importa quanto uno studi, quanto 1 si faccia il culo ecc ecc, quello che importa è avere talento, se non ce l'hai, anche fare 100 note al nanosecondo non ti servirà a niente. Nei pezzi del mio gruppo la chitarra ha 1 ruolo fondamentale, ma ce l'ha anche le tastiere e pure il basso e pure la batteria. Si, noi non siamo solo 1 gruppo ma anche dei veri e propri solisti. Logicamente le nostre parti soliste si allacciano al contesto generale del pezzo. Ah, non sono molto d'accordo su quello che si dice di Malmsteen. Si può pensare a torto che sia solo 1 chitarrista ultratecnico e veloce, ma in realtà ha 1 feeling che è indubbiamente 1000 mila volte quello di Keith Richards, e non lo dice 1 amante del metal. Se provate a sentire pezzi come Black Star, Icarus Dream Suite Opus 4, vedrete che sono pezzi quasi commoventi. Non amo il metal, ma Malmsteen sta diventando 1 dei chitarristi che mi piacciono di più. Non è per niente noioso e secondo me, anche se 1 po' ripetitivo e ristretto nel suo modo di comporre i pezzi, ha grande talento. Per concludere oserei dire che come spesso ho sostenuto, non è l'uomo per la chitarra, ma la chitarra per l'uomo!
<p>In SHRED we TRUST!</p>
Re:La chitarra per l'uomo!
Farò un esempio forse trito e ritrito. Pensiamo per analogia che suonare sia come parlare. Ognuno di noi svilupperà una grammatica più o meno sofisticata, un proprio lessico. Potremo parlare lingue e dialetti diversi, ma in fondo esprimeremo i nostri concetti, che non sono altro che una emanazione di noi stessi. Mia nonna non aveva studiato e parlava solo in dialetto stretto, ma era una persona assai ispirata ed intelligente e quello che mi diceva era per me spesso illuminante. Pensiamo alla classica signora logorroica che si parla addosso farneticando di nulla in modo petulante (senza ascoltare minimamente gli altri). Si lo so. Avete già pensato a qualche chitarrista che fa lo stesso con il proprio strumento.
il giusto peso del silenzio
L'argomento è veramente molto stimolante e da crimsoniano dentro (e frippiano) credo di aver capito abbastanze bene il senso di quello che dici. Molti si avvicinano alla musica in senso tecnico e concepiscono le pause come "non suonare per la durata di quella pausa" ed è giustissimo quando si cerca di imparare e sarà probabilmente giusti insegnare sempre così la prima volta che si incontra una pausa (esiste poi putroppo una categoria i musicisti che non sanno cosa sono neanche le pause e sparano SEMPRE, quasia dimostrare la propria potenza ATLETICA, una valanga di note come per dire "hai visto cosa so fare ??"). Fripp invece ha avuto un approccio alla musica di grande "disciplina" e studio, una vera e propria dedizione verso lo strumento e le sonorità oltre che essere un grande sperimentatore. Non gli poteva mancare quindi la sensibilità di considerare la pausa non un "non suono" ma a sua volta vera e propria musica con una sua funzione e logica. Quando tutti i musicisti devono seguire alla perfezione le partiture e restare al proprio posto e a tempo la pausa (alle volte anche molto lunga ... quasi a divenire vero e proprio silenzio) assolve ad una funzione determinante e caratterizzante del brano (crea tensione, esprime delicatezza solitudine ecc. ... come qualsiasi altro suono). Allo stesso modo possono intendersi eventuali intrusioni sonore dissonanti accoppiate a lunghi momenti di silenzio. Tutte cose ovviamente più facili a dirsi che a farsi. Occorre grande tecnica, sensibilità e conoscenza musicale (io putroppo sono spesso deficitario .. ma riesco comunque ad apprezzare e, soprattutto, riconoscere il tutto quando me lo trovo davanti)
Re:il giusto peso del silenzio
Hai presente quando passi la serata con il tipo che fa l’idraulico e per tutto il tempo non fa altro che parlare di tubi e sifoni? Ecco, fino a questo punto ho evitato (per quello che potevo) di fare il frippologo pedante. Sono temi un po’ indigesti e per correttezza ammetto che è più facile per me dibatterne visto che “gioco in casa”, ma per una volta che trovo uno che si definisce crimsoniano… Questo è il mio primo articolo (su 11) in cui nomino esplicitamente Robert (permettimi di chiamarlo così). Io sono sempre piuttosto restio a parlare di Fripp in modo troppo aperto, ma la tua risposta mi costringe a mettere da parte ogni titubanza e di questo ti ringrazio. Ovviamente speravo che il fulcro della discussione fosse questo, ma avevo messo in preventivo che quest’aspetto del mio articolo sarebbe rimasto un po’ in ombra. Dunque partiamo dall’inizio.
“…Molti si avvicinano alla musica in senso tecnico e concepiscono le pause come non suonare…”. Infatti penso sia molto difficile apprezzare il valore del silenzio in musica. Dal canto mio, pur essendo chitarrista, amo molto i minimalisti (Glass, Cage) e la musica ambient (Eno su tutti). Io intendo il silenzio in musica come SPAZIO, come la tela bianca lo è per il pittore. Spesso la musica scorre in senso lineare, mancando completamente della profondità. E’ chiaro che essendo la musica legata alla componente TEMPO, tende a essere più difficile apprezzarne lo spessore e i diversi piani che la compongono. La musica ambient tende per definizione a ricercare la componente spaziale a discapito di quella temporale (pulsando lentamente fino quasi a fermarsi).
“…Non gli poteva mancare quindi la sensibilità di considerare la pausa non un "non suono" ma a sua volta vera e propria musica con una sua funzione e logica…”. Mi allaccio a ciò citando Fripp stesso perché penso che il suo pensiero si assai più lucido del mio: “Nel silenzio esistono tutte le possibilità. La musica è la coppa che contiene il vino del silenzio. Il suono è quella coppa, però vuota. Il rumore è quella coppa però rotta”.
Re:il giusto peso del silenzio
"ma per una volta che trovo uno che si definisce crimsoniano… "
e devi sapere che ho fatto incorniciare la maglietta di "discipline" autografata da Fripp (quasi 10 anni fa) e da Belew ( ... solamente quest'estate).
Con le due firme non potevo che farne un quadro ed appenderlo in casa.
"Questo è il mio primo articolo (su 11) in cui nomino esplicitamente Robert (permettimi di chiamarlo così). Io sono sempre piuttosto restio a parlare di Fripp in modo troppo aperto, ma la tua risposta mi costringe a mettere da parte ogni titubanza e di questo ti ringrazio. "
In effetti affrontare Fripp alle volte è un pò ostico (anche se credo si tratti di abituare le nostre orecchie) ma credo che certi spunti siano decisamente validi.... sono stanco di leggere sempre gli stessi nomi fra i "guitar hero". A proposito .... e di Belew non diciamo niente !... un musicista completo dotato di grande tecnica, in grado di suonare quasi tutto e con una voce (per me) splendida (un vero e proprio alter ego di Fripp). Forse perchè poco appariscente e pirotecnico non salta mai fuori nelle discussioni di grandi chitarristi .. eppure molti se li mangerebbe a colazione.
Grazie a te per il bello ed originale argomento di discussione........credo che i miei unici 3 interventi sul sito siano stati determinati da tuoi precedenti post ;-)
Re:il giusto peso del silenzio
"Fripp invece ha avuto un approccio alla musica di grande "disciplina" e studio, una vera e propria dedizione verso lo strumento e le sonorità oltre che essere un grande sperimentatore. Non gli poteva mancare quindi la sensibilità di considerare la pausa non un "non suono" ma a sua volta vera e propria musica con una sua funzione e logica. "
Non voglio disturbare questa interessante discussione musical-religiosa, e spero di non ricevere delle sassate se dico che Fripp sul silenzio non ha inventato nulla. E' del 1952 la prima esecuzione per piano (!!) dell'opera 4.33 di John Cage. Ma se andiamo sul sottile dobbiamo risalire alla fine del 1800 per trovare in Debussy il primo sostenitore delle "pause musicali", e poi Webner, Russolo nel futurismo e poi Pollock, Kline, Rauschemberg nell'astrattismo gestuale che ha molto in comune con quella rivoluzione estetica che influenzato anche la musica da Stockhausen a Malipiero. Ma qui andiamo sull'accademico, roba molto ma molto noiosa. Buona continuazione e scusate l'intromissione.
Precisazione
Concordo sul fatto che non abbia inventato nulla (e nemmeno Brian Eno). Confermo la linea da te tracciata citando gli autori che compaiono nella tua risposta, tuttavia “No Pussyfooting” è il primo disco di CHITARRA (dalle sonorità distorte e lancinanti) nato da due musicisti “rock” (ricordo che Eno veniva dai Roxy Music), e se non sbaglio in questo sito si parla di chitarre. Ma visto che me ne dai lo spunto ti dico che “non scuso l’intromissione”. Anzi non sai quanto mi farebbe felice se qualche volta tu ed altri “famosi” utenti di Accordo partecipaste a discussioni, anche musical-religiose come questa, proposte da noi poveri sconosciuti, visto che leggo ed apprezzo moltissimo i tuoi interventi (come quelli di Glen, Jo Palco, Alberto, Mario Monteleone, solo per citarne alcuni).
Re:Precisazione
"Anzi non sai quanto mi farebbe felice se qualche volta tu ed altri “famosi” utenti di Accordo partecipaste a discussioni, anche musical-religiose come questa, proposte da noi poveri sconosciuti, visto che leggo ed apprezzo moltissimo i tuoi interventi (come quelli di Glen, Jo Palco, Alberto, Mario Monteleone, solo per citarne alcuni). "
Vorrei sgombrare subito il campo e commetterò scientemente l'errore di parlare per conto delle persone che hai menzionato: qui dentro siamo tutti uguali e, grazie Dio, diversi allo stesso tempo. Se così non fosse Accordo sarebbe di una noia mortale.
Ammiro davvero il tuo entusiasmo e il tuo impegno per far conoscere aspetti musicali e chitarristici che altrimenti resterebbero nascosti. E come hai visto dalle risposte al tuo post la cosa interessa a diverse persone, compreso il sottoscritto. Alla prossima!
Perchè alle ortiche?
Perchè mai uno dovrebbe gettare la propria tecnica alle ortiche? Cosa c'è di male con un supertecnico? Ovviamente non stiamo discutendo se sia meglio avere in campo un 10 "venezia" che sciorina dribbling e varie altre amenità tecniche senza fare mai male piuttosto che il Maradona o il Van Basten, tecnici sublimi ma essenziali e "utili" alla squadra. Qui stiamo discutendo se sia meglio un Krol o un Franco Baresi, un Platini o un Matheus, un Van Basten o un Gigi Riva ... Quando cominciai a suonare la chitarra per un paio d'anni sono andato a lezione, ho incamerato nozioni di teoria e ho fatto esercizi di tecnica. Poi mi sono stufato e mi sono messo a suonare ciò che mi frullava per la testa. Oggi, dopo 11 anni, penso che lo spessore teorico e tecnico della mia musica sia circa quello di allora, eppure posso ben dire di essere enormemente migliorato: pur rimanendo un dilettante autodidatta, i vibrati, i tempi della ritmica, i bending i colori della mia musica oggi "pesano", allora no. Lo stesso vale per la musica ascoltata: dischi di fenomeni ne ho a caterve, ma alla fine della storia ascolto sempre i soliti noti: Stones (Dio li benedica) e Tom Waits, Mingus e Cannonball Adderley, Bashmet e Maisky. Un mio amico e collega non solo di chitarre ha iniziato a suonare circa quando ho cominciato io, ha dedicato lo stesso tempo che io ho dedicato allo strumento, ma ha seguito una strada affatto diversa. Dopo ore e ore passate a studiare scale in compagnia di un metronomo, oggi i suoi assoli sono tecnicamente sopraffini e onestamente spesso anche molto belli e sentiti. Oggi io invidio un po' la sua tecnica (e penso lui invidi un po' il mio "gusto"), ma non rinnego le mie scelte. Nè posso chiedere ad altri di rinnegare le loro. Certamente non vorrei un "Malmsteen" nel mio gruppo, ma se ci fosse, come potrei chiedergli di gettare alle ortiche la sua tecnica! Per Malmsteen e soci la "tecnica" è un modo di esprimersi quanto lo sono i "silenzi" per Keith (sempre sia lodato). Cosa sia meglio rimane sempre e solo una questione di gusti personali.
Al rogo, al rogo!
“Perchè mai uno dovrebbe gettare la propria tecnica alle ortiche? Cosa c'è di male con un supertecnico?”. Caro Melody, credevo che il senso del mio articolo fosse chiaro, ma se tu ci hai letto semplicemente l’ennesimo attacco ai supertecnici della chitarra (e ti sei pure beccato un bel condivisibile dal nostro fantomatico moderatore) vuol dire che ti devo delle spiegazioni (ma ricorda che adesso aspetto al varco il tuo articolo…..). Io ho molti dischi di Vai, Malmsteen e Steve Morse e mi piace ascoltare anche questo genere di musica (come ascolto Berio, Bartok, Weber, Prokofiev, tanto per buttare qualche nome), quindi sgomberiamo il campo da equivoci. Non ho detto che chi usa la propria tecnica sia un pessimo musicista, ho parlato di un approccio allo strumento diverso, che a me interessa, che è poco conosciuto forse e che uno delle strade possibili. Robert Fripp suona parti spesso mostruose tecnicamente che molti shredder ventenni non possono nemmeno concepire (essendo in maggioranza più interessati a surriscaldare le proprie corde a velocità folle su un interessantissimo 4/4 con scala pentatonica che affrontare ritmi dispari e armonie non tonali, ma questo è davvero un altro discorso). Ma Fripp suona anche altro….. Conosci David Torn? Ti assicuro che questo signore ha una gran tecnica (e quando suona si sente), ma è interessato ad altro, ha quella visone della musica (alla Picasso se me lo permetti) che ho io. Non è il verbo. Mi va benissimo Malmsteen, come Keith (sempre sia lodato anche per me). Ne parlo perché penso possa interessare a qualcuno discutere di qualcos’altro che non sia di Blues, valvole o Stratocaster. Quando avevo 18 anni sognavo il Roland guitar-synth GR-300 e lo Stick. E’ il mio approccio alla chitarra. Non critico nessuno, ma penso di poterne parlare; se poi mi accorgo che non interessa ne prenderò atto. Chiudo ricitandoti perché concordo in pieno. “Cosa sia meglio rimane sempre e solo una questione di gusti personali”. Giusto. Credo che il vero musicista deve far scorrere la musica dentro di se per donarla agli altri. Il colore che doniamo alla nostra musica è quello che resta di noi, chiamalo gusto o come vuoi tu, puoi chiamarlo inclinazione, aspirazione, feeling, cuore, ma sarà sempre nostro e personale.
Re:Al rogo, al rogo!
Forse mi sono spiegato male o forse non ho capito il tuo punto. Non ho interpretato il tuo articolo come un attacco ai supertecnici. La domanda che poni è "Se un chitarrista si dota di un bagaglio tecnico importante, quanto costa gettarlo alle ortiche deliberatamente?"
Il senso della mia risposta è che non deve gettarlo alle ortiche, mai!, perchè nel corso della propria esperienza musicale ognuno si dota del patrimonio tecnico necessario per esprimere ciò che vuole esprimere. Per alcuni basta una nota, per altri occorrono intricati intrecci armonici, per altri ancora assoli che sembrano fiumi in piena! Ripeto, Fripp lo conosco pochissimo, ma se è capace di ciò che dici è perchè sente il bisogno di esprimersi utilizzando "anche" una tecnica mostruosa. Quando non la usa immagino che senta il bisogno di dire cose diverse, per cui nessuna rinuncia.
C
p.s. Cosa bisogna fare per inviare un articolo?
Re:Al rogo, al rogo!
Gettarlo alle ortiche è ovviamente in senso metaforico. Io facevo il barboso esempio di Picasso (davvero da prima liceo) proprio perché mi sembrava rendesse meglio il senso del mio discorso. Non è che apprezzo di più il chitarrista che fa lo sforzo ascetico su se stesso per trovare il Tao della musica. Mi emozionano i musicisti che hanno la “mia” visione della musica. E mi sembra di averne parlato a sufficienza qui sopra. Sia chiaro, a me piace tutta la buona musica, ma ovviamente ho miei gusti, ovvero mi interessa di più Torn che Malmsteen, ma essendo un parere soggettivo, non ha valore assoluto. Però ne parlo e, se interessa, ne parlerò ancora. Dicevo che ti aspetto al varco in senso scherzoso, ovviamente. Comunque se vuoi inviare un articolo innanzitutto scrivilo, poi sotto il titolo “Essenziali” in alto a sinistra clicca su “Manda articolo” e segui le istruzioni. Semplice, no?